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HIV in Europa e nel mondo
L’HIV/AIDS ha superato di poco il quarto di secolo. Ma il relativo rischio di infezione ha ripreso a crescere in maniera allarmante in tutto il mondo.
Questo perché, si è abbassata inspiegabilmente l’attenzione sul fenomeno e ciò sta generando una sorta di “contagio inconsapevole” provocato dalle persone infette non diagnosticate. Ma anche perché ancora troppo poche sono le iniziative e i canali di informazione volti a sensibilizzare l’opinione pubblica in materia di prevenzione e trattamento dell’HIV.

Nonostante i progressi delle terapie e le recenti sperimentazioni che aprono la strada alla possibilità di nuove cure, la malattia continua a mietere vittime in tutto il mondo.

Anche in Italia e in Europa, dove lo scenario è meno allarmante, il numero di sieropositivi continua ad aumentare. Nel Sud del mondo, la situazione resta drammatica e l’infezione ha provocato 2,5 milioni di nuovi casi solo nel 2008.

Secondo i dati forniti da UNAIDS, il Programma Congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV e l’AIDS, dall’inizio dell’epidemia negli anni ’90, sono morte circa 27 milioni di persone nel mondo.

Nel 2007, nel mondo:
-
33 milioni di persone vivevano con l'HIV (di cui 2 milioni di bambini)
-
sono state rilevate 2,7 milioni di nuove infezioni
-
circa 2 milioni di persone sono decedute.

In Europa occidentale e centrale, dall’inizio dell’epidemia ad oggi:
- sono circa 740.000 le persone infettate dal virus dell’HIV
-
Di queste, 165.000 sono morte.


Il tasso di nuove infezioni si è ridotto in molti Paesi ma, su scala mondiale, questa tendenza è stata parzialmente compensata con l'aumento registrato in altri.

È l’Africa sub-sahariana a detenere il triste primato di Paese ad alta prevalenza di HIV/AIDS con:
-
un 67% di persone sieropositive
-
90% di bambini che hanno contratto il virus.

In Asia e nel Sudest asiatico:
-
vivono più di 4 milioni di persone infettate
-
330.000 persone hanno contratto il virus nel 2007
-
altrettante sono morte di AIDS.

Le relazioni di EuroHIV e UNAIDS confermano che il numero di nuovi contagi continua a crescere "ad un tasso preoccupante" nell'Unione europea e che in alcuni Paesi il numero di persone che si stima siano contagiate dall'HIV "è di quasi tre volte superiore alle cifre ufficiali". In particolare in Europa l'incremento più consistente si è registrato nelle nazioni dell'Est.

D'altro canto, nonostante l'aumento del numero di infezioni da virus dell'HIV, si registra una costante diminuzione del numero di casi di AIDS, con un calo, proprio nell'Unione europea, del 40% nel 2006 rispetto al 1999.
Tale arresto della progressione della malattia è dovuto alle nuove cure.


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HIV in Italia
Ad oggi l’infezione da HIV in Italia costituisce uno dei fenomeni più complessi della nostra società. Parlare di Aids e di prevenzione in modo appropriato e trasparente significa contribuire a togliere la cortina di pregiudizi sulla malattia ed evitare lo stigma nei confronti dei malati e dei sieropositivi che nel nostro Paese sono un numero sempre crescente.

Diversi studi evidenziano come sia cambiato, nel corso dei decenni, il target di persone più esposte al rischio di contrarre il virus.
Se all’inizio della scoperta della malattia, negli anni ’80-’90, la fonte principale di contagio era la tossicodipendenza (oggi la percentuale di tossicodipendenti sieropositivi tocca appena il 27, 4%), attualmente la trasmissione avviene principalmente per via sessuale, sia eterosessuale (43,7%) che omo/bisessuale (22%).

E se oggi, rispetto agli anni passati, è più facile dominare la malattia e le terapie disponibili sono indubbiamente più efficaci, tanto da aver ridotto in maniera significativa il numero dei decessi, tuttavia si stima che le persone che vivono con HIV/AIDS siano 120 mila, numero che tende ad aumentare anche in ragione di circa 3.500-4.000 nuove infezioni all'anno.

Dall'inizio dell'epidemia ad oggi si sono registrati 58.400 casi e 35.300 sono i decessi per AIDS.
I dati forniti su base volontaria da Regioni e Province mostrano alti livelli di incidenza di nuove infezioni nelle seguenti aree del territorio italiano:
- Provincia di Rimini (14,5 casi per 100.000 abitanti)
- Lazio (10,5 per 100.000 abitanti)
- Modena (8,3 per 100.000 abitanti)
- Trentino (7,2 per 100.000 abitanti)
- Liguria (6,5 per 100.000 abitanti)
- Piemonte
- Veneto (6,4 per 100.000 abitanti)
- Provincia di Sassari (4,7 per 100.000 abitanti)
- Bolzano (3,7 per 100.000 abitanti)
- Friuli Venezia Giulia (1,9 per 100.000 abitanti)

Il dato più negativo è che oltre il 50% scopre di essere sieropositivo solo a ridosso della diagnosi di malattia conclamata. Ma non solo: la percezione del rischio è minore tra certe categorie di persone. E così cambia l'età media delle persone che contraggono il virus: ormai supera i 40 anni, con un incremento fra le donne che ormai rappresentano la metà dei malati.

Per quanto riguarda l'andamento della mortalità, a partire dal 1997 si è iniziato a registrare un progressivo declino dei decessi, che nel 2007 sono stati circa 200: una significativa diminuzione conseguenza diretta del progressivo inserimento delle nuove terapie antiretrovirali che hanno contribuito a trasformare l'AIDS in una malattia ad andamento cronico.

Un ultimo dato allarmante è quello delle cifre del sommerso: circa 40.000 le presunte infezioni non diagnosticate. Troppe persone inconsapevoli, un’abitudine che comprova quanto sia bassa la percezione del rischio di un contagio da HIV nel nostro Paese e quanto sia sottovalutato il più importante mezzo che abbiamo a disposizione per sconfiggere la malattia: la prevenzione.


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